Alle spalle la casa di Moravia e davanti il mare. In radio passano i Pearl Jam e l’occasione è ghiotta per parlare di musica e non solo. UpMagazine intervista Federico Capitoni, critico musicale che fin da piccolo ‘imponeva’ agli amici i propri gusti in fatto di musica registrando cassettine per orientare i gusti della sua comitiva verso questo o quell’artista. Non è mai stato a Sanremo in occasione del Festival e non è neppure un estimatore del Vasco Rossi nazionale.  Ma di una cosa è convinto: la musica non è pura forma ma è anche sostanza. E’ un’espressione d’arte che non può fare da cornice né da sottofondo: è protagonista.

Reduce dalla sua ultima fatica editoriale, “La critica musicale” edita da Carocci, Federico Capitoni ci scherza su e minimizza: “in realtà non è stato poi un lavoro così faticoso. Questo è stato un libro scritto molto velocemente perché la collana della casa editrice quello richiede: si chiama le bussole proprio perché sono libri di orientamento che aiutano il lettore a farsi un’idea. Il tema in questione è la critica musicale, che per molti forse è materia nota ma le nuove generazioni spesso non sanno di cosa si tratta perché è una disciplina che sta sparendo dai giornali – il tono non nasconde affatto una certa amarezza -. In queste 112 pagine mi preme dunque fare il punto sulla situazione della critica musicale in Italia, di spiegare di cosa si tratti e perché sia utile farla.

 

Federico Capitoni

Federico Capitoni

Musica e salute: qual è il nesso?

L’arte in generale fa bene alla salute. La musica credo faccia un po’ meglio, principalmente per due motivi: uno perché è il linguaggio delle emozioni che, come tale, non veicolando concetti particolari rimane nella dimensione emotiva e va a toccare più la sfera del sentimento. Secondo mi azzardo a dire che c’è anche una ragione meramente fisica. A differenza delle cose che si vedono come la pittura, o le cose che si leggono come la letteratura, la musica si ascolta e passa attraverso le vibrazioni, che noi percepiamo non soltanto attraverso l’udito ma anche attraverso il corpo stesso. Pensiamo ad esempio ai bassi calcati, che emettono vibrazioni così forti e che comunque il corpo sente. Ecco, in sintesi direi che la musica massaggia il corpo.

Il tuo artista preferito?

Se dovessi parlare in termini di musica leggera e parlare di un gruppo, ho una passione per i Jethro Tull e in special modo per l’album Acqualung. Quanto alla musica classica uno dei miei compositori preferiti è Claudio Monteverdi.

Abbina la situazione alla colonna sonora

  • Per una corsa: dei pezzi a ritmo vivace, io corro con il rock. Anche se c’è una delibera dell’associazione americana di atletica che aveva vietato gli sportivi di fare sport con le cuffiette dell’i-pod perché la musica è considerata dopante.
  • Per una cena romantica: Musica senza testo. Le parole possono, oltre che distrarre, indirizzare. A meno che non si voglia veicolare un messaggio ben preciso, nella fattispecie quello della canzone scelta. Eviterei anche la musica classica come sottofondo, perché non può essere relegata a ruolo di cornice ma deve essere ascoltata con attenzione. Forse direi che l’ideale è la new age.

 

Già da questo si intuisce l’importanza della musica nei film…

Il caso emblematico per me è la musica che accompagna la scena del bacio in ‘Nuovo cinema Paradiso’. Quella scena senza musica non emoziona. La musica di Morricone dà intensità emotiva a quei fotogrammi.

 

Ligabue, Vasco Rossi, Tiziano Ferro. Chi butti giù dalla torre?

Vasco Rossi. Senza dubbio un grande personaggio e testi accattivanti, ma credo che un musicista si debba ricordare che prima dei testi venga la musica, altrimenti faremmo letteratura. Di certo adesso ha una qualità molto elevata  perché può permettersi il meglio e dunque anche grandi musicisti. Ma il risultato non è dei più riusciti. Non che Ligabue si distingua molto di più, ma almeno è intonato. Tiziano Ferro è un bravo cantante e scrive cose interessanti.

‘La critica musicale’ è in libreria. Perché dovremmo leggerlo?

Perché in Italia non esiste un libro che parla di critica musicale. Ci sono testi che parlano in maniera critica di musica o di artisti, ma un libro sulla disciplina, ossia un testo organico che spieghi di cosa si occupa e quali siano gli obiettivi non c’è.

Talent Show: vizi e virtù

Non sono per la loro demonizzazione. Capisco che i cantanti che si sono affermati soltanto dopo una lunga gavetta possano vedere questi programmi come delle scorciatoie poco amabili, tuttavia non sono per la loro stroncatura. Ho sempre creduto nell’operazione che fa il tempo: se il vincitore non vale molto si dimentica presto. Quello che ci deve interessare è che qualcuno ci dia della buona musica o meno. Di come ce ne siamo liberati ci importa poco.

 

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