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L’Ipertensione costituisce un’ importante causa di mortalità nel mondo quale fattore di rischio per malattie cardiovascolari e renali

 

 

A cura del Dott. Mauro Di Giorgio

Dirigente medico- Specialista in Medicina Interna e Cardiologia

 

L’Ipertensione arteriosa (Killer Silenzioso) costituisce ancora oggi una importante causa di morbilità e mortalità nel mondo quale fattore di rischio per malattie cardiovascolari e renali ed è al momento oggetto di attenzione dei medici e ricercatori come dimostra la recente pubblicazione delle nuove Linee Guida Europee. Il problema attuale riguarda il fatto che pur avendo a disposizione numerose classi di farmaci la percentuale di pazienti ipertesi in trattamento che raggiungono l’obbiettivo terapeutico (Pressione arteriosa di 130/80) è ancora di circa il 30% ti tutti i pazienti trattati e questo vale per quasi tutti i paesi del mondo. Una eccezione è la Gran Bretagna paese nel quale una attenzione al problema da parte dei medici di famiglia ha portato la percentuale di pazienti trattati che raggiungono adeguati livelli pressori a superare il 50%. I motivi del fallimento terapeutico sono molteplici e tra questi riveste una importanza fondamentale la mancata adesione al trattamento, visto che la maggior parte degli ipertesi richiedono almeno tre farmaci per essere trattati in modo adeguato. A questo proposito l’Italia ha sviluppato un progetto che dovrebbe portare in qualche anno la percentuale dei pazienti ipertesi trattati in maniera congrua al 70%, ponendo quindi il nostro paese al top. Un aiuto importante per favorire l’aderenza alla terapia può venire dalle preparazione farmacologiche che comprendono due o anche tre farmaci in una sola somministrazione (la ‘Poli-pillola‘) che dovrebbe favorire l’aderenza terapeutica. Un altro problema da considerare che le nuove linee guida hanno recepito è il trattamento dell’ipertensione nel paziente molto anziano. Oggi vi è accordo totale sul fatto che il paziente ‘Fit’ (anziano che cammina, si muove e ha una vita attiva) deve essere trattato mentre l’anziano ‘fragile’ (sottopeso, che ha difficoltà nel deambulare o che è semi allettato) non deve essere trattato perché la terapia antiipertensiva ha su questo paziente un effetto deleterio in termini di sopravvivenza. Altro problema è quello delle ipertensioni resistenti alla terapia, ed anche su questo problema vale la considerazione che se un paziente è aderente alla terapia e trattato con numerosi farmaci la percentuali delle ipertensioni resistenti si riducono notevolmente. In presenza tuttavia di un paziente che nonostante un trattamento adeguato rimane iperteso (vera Ipertensione resistente) dovrà essere presa in considerazione la possibilità di una forma secondaria (Adenoma surrenalico, Feocromocitoma, Stenosi dell’arteria renale) ed il paziente andrà quindi studiato per tale problema. Rimane centrale il ruolo del medico di base che potrà valutare il paziente e correttamente indirizzarlo ad un eventuale centro di secondo livello.

 

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