Oltre che sull’uomo, questa disciplina può essere applicata con successo su molte specie animali afflitte da condizioni disfunzionali o patologiche. Non solo sui nostri cari amici domestici a quattro zampe ma perfino su animali selvatici e di grossa taglia come i pachidermi

 a cura di Paolo Tozzi –  Osteopata  (Vicedirettore Scuola osteopatia C.R.O.M.O.N. Direttore Scuola Osteopatia Veterinaria )

Nell’estate del 2011 fu organizzata per la prima volta al mondo una ‘spedizione osteopatica’ per la cura e l’assistenza clinica di baby elefanti orfani, presso il centro veterinario dello Tsawo Park del Kenya, Africa. La spedizione fu organizzata dalla Society of Osteopaths in Animal Practice. Il gruppo, di cui fecero parte anche 2 fisioterapisti veterinari, lavorò quotidianamente per circa un mese per il trattamento e la  integrazione di ben 62 elefanti tra i 6 mesi e i 2 anni di età, rimasti vittime di azioni clandestine di bracconaggio, purtroppo ancora presenti in quell’area. Una volta prelevati dai custodi del parco, questi animali venivano visitati da esperti medici veterinari del David Sheldrik Trust, un’associazione internazionale no profit che da anni ha preso a cuore la causa degli elefanti di quest’area africana. Fu qui che venne elaborata la prima formula di latte artificiale per pachidermi a cui ancora oggi si ispirano gran parte degli zoo del mondo. La maggioranza degli elefanti recuperati erano malnutriti, feriti, a volte amputati. Una volta ripristinata la stabilità clinica grazie all’intervento medico, essi venivano poi sottoposti regolarmente a trattamento osteopatico e fisioterapico. Dopo questo periodo di riabilitazione, che poteva durare dai dodici mesi fino anche ai quattro-cinque anni, i pachidermi vengono reintegrati nel loro habitat naturale, grazie anche al prezioso contributo dei custodi del parco, che ne gestiscono l’operatività di ogni sede e partecipano al nutrimento e al controllo degli animali. Dal punto di vista osteopatico, dopo aver rispettato alcune fondamentali norme per la sicurezza, sono state effettuate per lo più tecniche fasciali, craniosacrali ed articolatorie, dalle suture craniali alla colonna vertebrale, per poi includere gli arti. I risultati sono stati numerosi e apprezzati sia dai medici veterinari che dai custodi, ma soprattutto dagli animali stessi che non hanno mai mancato di ringraziare a loro modo, con gesti indimenticabili. Da allora, questa incredibile esperienza viene ripetuta ogni anno in diverse parti del mondo, inclusa la Tailandia e l’India.

 

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