angela_fotoA cura di Angela Martone, psicologa Aspic

 

 

Nell’emigrare si ha a che fare con la ‘scelta’ di separazione rispetto al contesto familiare, affettivo, sociale e culturale originario. Il soggetto deve elaborare il lutto della separazione da quello che è il gruppo originario, da tutti i legami che ha costruito durante l’infanzia e ha interiorizzato nella struttura psico-affettiva. L’immigrato si trova a confrontarsi con la solitudine, l’isolamento da una nuova società che spesso è percepita come ostile. Sente di dover lottare per sopravvivere, si sente invisibile e deve abbandonare la propria identità nella speranza di un’integrazione sociale. La solitudine, la nostalgia, il senso di fallimento quando non riesce a trovare un lavoro o la condizione desiderata, la lotta quotidiana nel ricominciare da zero, provocano spesso nell’immigrato, sintomi come una profonda tristezza, pianto e sensi di colpa per aver causato male ad altri lasciandoli e per tutto ciò che gli accade. Accusa spesso tensione e nervosismo e non e’ insolito, durante questa transizione, sviluppare ansie e fobie. Le preoccupazioni aumentano, diventano eccessive e ricorrenti; ci si preoccupa per le persone care, cosi distanti e spesso affiora anche l’insonnia, dovuta al fatto che alla fine della giornata la solitudine diventa ancora più intollerabile ed i ricordi ed i pensieri ricorrenti diventano più rumorosi nel silenzio della notte. Inevitabile, in queste condizioni, non sviluppare sintomi fisici come mal di testa, affaticamento e talvolta somatizzare anche in maniera più seria. Le migrazioni rappresentano esperienze emotive molto intense e mettono in discussione l’identità degli individui. Ogni immigrato si trova a fare i conti con lo shock culturale tuttavia, la mente può mostrarci le sue miracolose capacità plastiche di adattamento. L’immigrato ha la possibilità di ri-creare e reinventare chi vuole essere, recuperando o mantenendo parti del proprio sé che desidera e rielaborando o lasciando andare, col tempo, con il distacco e con l’esposizione a nuove modelli, tutte quelle inibizioni o limitazioni che lo rinforzavano, nel proprio paese e nei propri legami storici, ad essere, a comportarsi e a rispondere a determinate situazioni in una determinata maniera. Prepararsi in modo adeguato e consapevole alle difficoltà della migrazione prima e, successivamente, affrontare con le dovute strategie e supporto i sentimenti di perdita e sradicamento, aiuteranno a superare la crisi di identità che ne sfocierà, facilitando un’evoluzione creativa ed arricchente, intesa come una vera e propria rinascita rigeneratrice.

 

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