The human brain

L’oncologo spiega ai lettori di Up come le emozioni siano alla base del nostro benessere

 

 

Le emozioni ci possono far ammalare o guarire. Vi sembra assurdo? Eppure già nell’antica Grecia se ne parlava. Il filosofo greco Antifonte, circa 2300 anni fa, scrisse che “in tutti gli uomini è la mente che dirige il corpo verso la salute o verso la malattia come verso tutto il resto”. Il Professor Enzo Soresi, medico chirurgo, specializzato in malattie polmonari ed oncologia clinica, che ha sviluppato tutta la sua carriera presso l’ospedale di Niguarda ed è attualmente presidente  dell’Associazione Sanità senza fumo, sostiene fermamente questa teoria.

 Professor Soresi ma davvero il cervello può farci ammalare o guarire da una malattia? E in che modo?

«Ne sono fermamente convinto. Nel mio libro Il Cervello anarchico non ho fatto altro che dimostrare ciò che scrisse Antifonte, alla luce di una nuova scienza definita PNEI (Psico Neuro Endocrino Immunologia). La PNEI nacque all’intorno degli anni ’60 negli Stati Uniti grazie ad un gruppo di ricerca di immunologi che faceva capo ad Edmund Blalock».

Ci spiega come è arrivato a questa teoria?

«Personalmente dopo 30 anni di lotta contro il cancro polmonare ho preso lo spunto da uno in particolare di questi tumori che rappresenta circa il 30% della casistica e la cui caratteristica è quella di essere costituito da un tessuto neuro-endocrino. Questo tumore, noto come microcitoma o small cell lung cancer, ha la caratteristica di rispondere molto bene ai trattamenti antitumorali ma poi ricomparire, come metastatico con estrema facilità in altri organi, proprio per la sua affinità con il tessuto neuroendocrino che è ubiquitario nel nostro organismo. Le cellule neuroendocrine, infatti, che producono ormoni e neurotrasmettitori sono presenti in tutti gli organi. Come spiego dettagliatamente nel mio libro, questo particolare tipo di tessuto, comunica attraverso ormoni e neurotrasmettitori quali interferoni ed interleuchine con il sistema immunitario e con le strut- ture emozionali del cervello, note come strutture limbiche. Il colloquio che si sviluppa nel nostro organismo attDSC_9839bassaraverso queste sostanze ed i recettori di membrana delle cellule è totalmente condizionato dalla gestione delle nostre emozioni ed è ciò che ci condiziona la salute o la malattia. Un esempio molto semplice è quello che spiega la comunicazione che si sviluppa fra le endorfine ed i recettori di membrana degli oppiacei posti sulla membrana delle cellule neuronali. Se il sistema è in giusto equilibrio io sono sereno. Se la comunicazione funziona in difetto o in eccesso io posso essere depresso o euforico».

Ci può portare degli esempi di pazienti che spiegano tutto questo?

«Nel mio libro ci sono molti casi clinici che spiegano come una determinata condizione emozionale possa favorire malattie o guarigioni. Uno dei tanti casi, da me illustrati, riguarda una donna di 50 anni affetta da bronchiectasie polmonari (cioè piccole dilatazioni di alcuni bronchi che possono favorire il ristagno di catarro e conseguenti infezioni bronco polmonari). Per lunghi anni avevo curato questa paziente senza problemi, invitandola a fare sport aerobico e dandole antibiotici per un certo numero di giorni, quando le bronchiectasie si infettavano. Ad un certo punto questa paziente cominciò a sviluppare una ripetuta serie di infezioni bronchiali che lei stessa collegò ad una condizione di stress per il pessimo rapporto matrimoniale. Io stesso le suggerii di rendere qualche decisione in quanto correva il rischio, in quelle condizioni di stress, di sviluppare un grave ascesso polmonare di difficile guarigione. Non la sentii più per un paio d’anni tanto che, avendo con lei un buon rapporto di confidenza, decisi di telefonarle per sapere come stava. “Benissimo” mi rispose “mi sono separata e tutte le mattine vado in chiesa a pregare”. L’assetto psichico normalizzatosi aveva quindi bloccato il bombardamento di interleuchine infiammatorie che si liberano, durante una condizione di stress, dalle cellule gliali del cervello note come cellule della microglia e vanno a bombardare l’organo bersaglio, in questo caso le bronchiectasie ripiene di catarro».

Professor Soresi qual è il segreto per non ammalarsi? Quale invece quello per guarire da una malattia?

«Il discorso della malattia parte da lontano e nel mio secondo libro Guarire con la nuova medicina integrata, scritto in collaborazione con due giornalisti scientifici, Edoardo Rosati e Pierangelo Garzia, lo spiego in modo dettagliato affrontando e sviluppando in un capitolo il tema della nascita del cervello. Gli ultimi 6 mesi di vita fetale ed i primi due anni di vita sono, infatti, determinanti nella costruzione del cervello che passa da 700 grammi, al momento della nascita, a circa 1400 grammi verso il terzo anno di vita ed è proprio in questi primi anni, come hanno sempre ipotizzato gli psicanalisti, che si instaurano le malattie funzionali o psicosomatiche. La fortuna di essere allevati con amore e con un buon controllo delle emozioni dal gruppo famigliare in cui siamo immersi, fa si che questi sistemi biologici, totalmente collegati alle emozioni, si instaurino correttamente. Nel suo libro, edito da Raffaello Cortina, dal titolo Perché dobbiamo amare i bambini, la psicanalista Sue Gerhardt spiega molto bene, alla luce delle neuroscienze, l’importanza di questi primi anni di vita per la salute di tutti noi. In Inghilterra, da alcuni anni, si affianca un tutore alle donne in cinta che manifestano un disagio psichico o risultano inadeguate a gestire ed allevare un bambino. Alla luce di ciò che ho detto è evidente che la migliore modalità per non ammalarsi è quella di fare molta prevenzione, fino dalla vita fetale, evitando in questo modo l’instaurarsi delle malattie. Non bisogna vergognarsi quindi se abbiamo dei figli che manifestano qualche disagio psichico di portarli anche molto piccoli da un bravo professionista, in quanto una delle caratteristiche del cervello del bambino è la grande plasticità e la conseguente rapidità a cancellare il disagio. Il regista David Linch ha creato una fondazione (Scuolasenzastress) che con pochi minuti di meditazione trascendentale sviluppata nelle scuole anglosassoni, due volte alla settimana, ha ottenuto una precoce riduzione del bullismo e del disagio psichico. Proprio in questi giorni ho aderito alla fondazione di una associazione denominata Our common emotion il cui fine sarà quello di spiegare l’importanza della mindfullness (una modalità di meditazione nata negli Stati Uniti) come strumento per ottenere una migliore consapevolezza delle nostre emozioni. Uno degli obiettivi di questa associazione sarà proprio quella di andare nelle scuole e negli asili nido per proporre questa modalità di meditazione.  Di fronte ad una malattia funzionale quindi è importante sviluppare una prevenzione che comprenda un lavoro sulla psiche ma anche sul corpo. Lo psichiatra Servan Schreiber, autore di numerosi libri sull’argomento delle medicina integrata, consigliava, negli attacchi di panico, di mettersi su una cyclette e pedalare a tutta forza. Ricordo il caso di un mio paziente che si ammalava spesso di bronchiti e che da quando fa jogging in pieno inverno, a Milano, tre volte alla settimana non si prende più neppure un raffreddore».

Vale per tutte le malattie?

«No. Purtroppo non esistono i miracoli e di fronte ad una malattia autoimmune o ad una malattia tumorale bisogna affidarsi con fiducia alla medicina scientifica non tralasciando peraltro di farsi aiutare anche da seri professionisti che sviluppino una buona medicina integrata».

Come si mantiene in buona salute il cervello?

 «A questa domanda ho già risposto ma vorrei aggiungere che, nei miei 50 anni di professione, (da pochi mesi sono stato insignito della medaglia d’oro per i 50 anni di laurea), la conoscenza del cervello è aumentata in modo esponenziale e se, come ha scritto Elkhonon Goldberg: “il cervello umano è il sistema naturale più complesso esistente nell’universo conosciuto“ è anche l’organo su cui maggiormente possiamo e dobbiamo lavorare per rimanere in buona salute. Concluderò citando l’ultima recente scoperta che ci hanno regalato le neuroscienze. Se, anche in età avanzata, camminiamo a passo svelto, liberiamo, dai muscoli, un ormone noto come brain nerve growht factor, che nutre il cervello, a conferma che anche il muscolo è un organo neuroendocrino».

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata