Linee guida, costi e modalità per affrontare l’intervento. UpMegazine intervista il Prof. Ermanno Greco, responsabile di Medicina della Riproduzione presso lo European Hospital di Roma

Anche l’Italia ha aperto alla fecondazione eterologa. La Consulta giudica incostituzionale la legge 40 e così, le coppie sterili che vogliono provare l’emozione di diventare genitori, non sono più costrette a recarsi all’estero supportando doppio stress e doppi costi, ma possono rivolgersi tranquillamente alle strutture italiane. Pubbliche e private. Ma per una coppia che vorrebbe avere un figlio, c’è un donatore disposto -in forma totalmente gratuita- a mettere a disposizione il proprio seme nel caso dell’uomo o l’ovocita nel caso della donna. Per capirne di più UpMagazine ha intervistato il Prof. Ermanno Greco, direttore responsabile di Medicina della Riproduzione presso lo European Hospital di Roma.

Prof Greco, quali caratteristiche deve avere il donatore?

Ci sono diversi aspetti da analizzare.

  • Stato di salute I pazienti che ricorrono a questo tipo di fecondazione devono essere totalmente a conoscenza dello stato di salute di chi dona il gamete. I donatori dunque vengono sottoposti a scrupolose analisi infettive per accertare l’assenza di malattie virali come l’epatite C o B e l’Hiv . E’ di rigore anche la mappatura cromosomica, ed anche l’analisi di eventuali malattie genetiche come l’anemia mediterranea e la fibrosi cistica, le più diffuse in Italia.
  • Età nell’ovodonazione L’età della donatrice deve essere compresa tra i 20 e i 35 anni. Noi cerchiamo di avere una forbice un po’ più stretta che spazia tra i 25 e i 32 anni, perché si è scoperto che questa è l’età in cui si hanno minori incidenze di malattie cromosomiche degli ovociti, responsabili di falliti tentativi o aborti. Si pensi che in una donna tra i 30 e i 35 anni la produzione di embrioni anomali è di circa il 50%, molto alta dunque, ma la natura effettua una sorta di selezione naturale per cui consente soltanto l’impianto di embrioni sani. Così anche nella fecondazione assistita eterologa si può fare, per incrementare le percentuali di successo e diminuire i rischi per la donna, una selezione degli embrioni sani. A tale scopo è molto importante la diagnosi pre-impianto. Ermanno Greco
  • Età della futura mamma L’eterologa riguarda nelle strutture pubbliche solo una piccola fascia di età, ovvero quella superiore ai 43 anni, perché prima si tenta la fecondazione con le proprie uova. Nelle strutture private fino a 50 anni.

Caratteristiche fenotipiche: biondo o moro. Quali sono i criteri di scelta del donatore?

La coppia non può scegliere né il colore della pelle, degli occhi, dei capelli, né il gruppo sanguigno. Tutti elementi che devono corrispondere agli stessi di chi riceve la donazione. Per fortuna non siamo in America, dove la professione del donatore può essere una discriminante nella selezione.

Occorrerà ripristinare le cosiddette banche del seme?

Quello per la fecondazione in vitro è un centro assimilato ad un centro trapianti. Quindi, qualora non ci sia un donatore compatibile con le caratteristiche del ricevente, si può ricorrere alle banche straniere accreditate secondo il sistema Europeo.

Massimo dieci figli per donatore…pericolo di incroci sanguigni?

Esattamente. Non possono nascere più di dieci figli da uno stesso donatore perché si potrebbe verificare il pericolo di futuri legami tra fratelli (ovviamente a loro insaputa, ndr), dunque di incroci. Secondo un calcolo statistico effettuato su diverse variabili è questo il numero massimo consentito.

Parliamo di costi

In una struttura privata mediamente si aggirano sui 6,500 euro. Come all’estero. Stesso costo, ma restando in Italia si evitano le spese di viaggio e soprattutto la coppia viene costantemente seguita dal medico attraverso tutti quegli approfondimenti in grado di evitare quelle cause che possono incidere negativamente sull’esito della gravidanza. Attualmente stiamo mettendo in atto una nuova tecnologia ad un costo molto contenuto. Un intero trattamento di fecondazione in vitro compresa la diagnosi pre-impianto, che da sola costerebbe tra i 2 e i 3 mila euro, viene a costare intorno ai 5,500 euro.

 

Fecondazione eterologa anche in strutture pubbliche. Che ne pensa?

Nel Lazio si dovrebbe pensare prima a far passare la fecondazione in vitro omologa. Nei centri privati non abbiamo la possibilità di farla rientrare in convenzione come avviene in Toscana o in Lombardia e assistiamo quindi a una fuga di pazienti. Fuga che si traduce comunque in spesa per le casse del Lazio, costretto a pagare l’erogazione del servizio prestato dalle altre regioni.

Lo European Hospital un’eccellenza nel settore. Quanti casi trattate in un anno?

Per la fecondazione omologa parliamo di 1,500 casi l’anno. Per l’eterologa, visti gli ultimi cambiamenti in atto, stimiamo circa 500 casi in un anno.

 

 

 

 

 

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