A cura di Angela Martone (psicologa Aspic)

I disordini alimentari si sviluppano spesso in adolescenza, durante un periodo di numerosi cambiamenti: sessuali, fisici ed emotivi. Esistono cambiamenti derivanti dal passaggio dall’infanzia all’adolescenza e altri che  accompagnano il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Gli individui che, durante questo periodo, non si sentono in grado di affrontare le richieste, le sfide e gli stress di una nuova situazione, sono a rischio di sviluppare un disordine alimentare focalizzando la propria attenzione sul cibo, l’immagine corporea e il peso. L’illusione è che cambiando il proprio corpo si sarà in grado di prendere decisioni importanti e ci si sentirà in grado di rispondere alle aspettative del mondo. Un individuo con un’autostima particolarmente bassa, durante un periodo cruciale della vita, come l’adolescenza, può rivolgersi a criteri orientati all’aspetto fisico per migliorare il proprio scarso senso di valore personale. La tragedia è che gli sforzi per stare a dieta non aiutano a risolvere i problemi ne a costruire una buona e duratura autostima. Come risultato di una scarsa consapevolezza di sé, molti individui con disordini alimentari tendono ad essere confusi rispetto a chi sono, dove sono e cosa vogliono. La popolazione più affetta da anoressia o bulimia nervosa è quella più sotto la pressione di un’immagine adeguata e standardizzata ai dettami dalla società. Avere un disordine alimentare non ha nulla a che fare con scorrette abitudini alimentari non ha a che fare con l’assunzione di carboidrati o grassi, ha a che fare con comportamenti compulsivi e con il sentire di avere un valore personale solo se il proprio peso rimane al di sotto di un certo livello, perché questa è la strada per dimostrare a se stessi che sono forti abbastanza per avere il controllo addirittura sulla biologia. A partire dalla comunità scientifica anglosassone, la terapia cognitivo-comportamentale è divenuta la terapia più efficace ed efficiente nel trattamento dei disturbi alimentari.

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